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24 settembre 2008
"SOS UNIVERSITA'"
                                   

“SOS UNIVERSITA’” vuole essere un blog semplicemente informativo.

 

Abbiamo deciso di occupare questo spazio, infatti, per potare il nostro contributo ad una situazione a dir poco inquietante per il mondo universitario.

Con il decreto Tremonti-Gelmini (ormai convertito in legge) il mondo universitario sta per essere completamente, totalmente stravolto. Ciò che più preoccupa è la scarsa informazione su questi temi.

I cambiamenti che riguarderanno l’università, infatti, sono stati inseriti in un decreto (a Giugno) contente altri 80 ARTT che affrontano tematiche e problematiche riguardanti i più disparati settori.

 

 Siamo spettatori di una manovra economica tale da compromettere la sopravvivenza del sistema universitario nazionale.

I settori della formazione e della ricerca saranno trasformati nella principale fonte di risparmio con la sottrazione in tre anni di oltre cinque miliardi di euro all’istruzione pubblica la cui spesa è già inferiore alla media Ocse. Punto cruciale della manovra è la riduzione significativa del FFO che si sviluppa per i prossimi cinque anni e la possibilità di assunzione di personale solo pari al 20% di quello che cesserebbe dal servizio sino al 2012. Questo porterebbe, in pratica, ad un vero e proprio blocco del turn over, che non terrebbe in considerazione le realtà variegate dell’organico dei diversi atenei. La dilatazione poi della durata degli scatti stipendiali, rappresenta un elemento di discriminazione tra i docenti: i più giovani hanno di fatto una riduzione di stipendio proporzionalmente maggiore rispetto a quella dei colleghi più anziani il cui scatto è più esiguo. Oltre al divario di trattamento, comunque, si profila, specialmente per i ricercatori (l’anello più debole della catena) un impoverimento oggettivo del trattamento economico che è già tra i più bassi d’Europa. A tutto questo scenario fortemente critico per la sopravvivenza del sistema universitario, si aggiunge il progetto di trasformazione delle università in fondazioni, che attiverebbe una situazione di grande incertezza finanziaria di tutti gli atenei italiani.

Le conseguenze saranno fortemente penalizzanti: per i giovani ricercatori, per gli studenti e le loro famiglie, per il personale, per il mondo produttivo, per gli Enti locali.

 

 Le domande che sorgono spontanee potrebbero portare a risposte a dir poco inquietanti. Per esempio:

Quali saranno i criteri per valutare il funzionamento e il finanziamento delle università- fondazioni?

Come sarà garantito il diritto allo studio per tutti?

Chi vigilerà sull’aumento delle tasse universitarie?

 

Le università italiane oggi si ritrovano agli ultimissimi posti di qualsiasi statistica mondiale. Che classe dirigente ci troveremo in futuro? Ragazzi che non vengono adeguatamente preparati al mondo del lavoro come potranno poi  trasformare questo Paese in un luogo  migliore dove vivere? Come pensa il Governo di cambiare l’Italia in meglio se demolisce le nostre università?

 

 

Quello che vogliamo fare, aprendo questo blog è INFORMARE!

Far capire quello che sta succedendo riportando commenti, documenti e tutto ciò che possa risultare utile per una migliore comprensione della situazione attuale.




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permalink | inviato da sos.università il 24/9/2008 alle 21:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
14 settembre 2008
Manovra economica e scuola







Grazie alla manovra economica predisposta da

Giulio Tremonti, il disegno del governo
sulla scuola ora è chiaro. Improvvisamente
la cortina fumogena che si era creata
intorno alle buone intenzioni manifestate da
l Ministro Gelmini è svanita e con essa la
melassa fatta di aperture e ricerca di più ampie convergenze. 
Sono le cifre a parlare, 150.000 posti in meno

in tre anni: questo è il primo ed unico
punto fermo degli interventi governativi sulla
scuola.
La scuola deve cambiare per
funzionare con circa il 20% in meno dell’attuale personale
e solo il 30% delle risorse

risparmiate con questa cura da cavallo sa
rà reinvestita per migliorare la qualità
attraverso aumenti alla professionalità degli insegnanti.
Tremonti ovviamente non scherza e a riprova
di questo ha piazzato ben tre forme di

controllo per conseguire i risparmi previsti:
i dirigenti Miur risponderanno con
carriera e stipendi del mancato raggiungimento
dell’obiettivo di riduzione degli
organici, è istituito un apposito comitato tecnico di controllo
interministeriale 
sull’attuazione dei tagli e, comunque, reintroduce
la clausola di salvaguardia (se il Miur
non taglia tutti i posti previsti avrà comunque una corrispondente riduzione dei finanziamenti) … manca solo l’ordine impartito dalla polizia di Chicago per catturare i
Blues Brothers “è ammessa ogni forma di
 violenza, anche quella non necessaria”.
Il disegno è lo stesso del 2001:
impoverire e indebolire la
scuola pubblica per creare la

spinta ad uscirne, individuare le risorse (buono scuola)
da trasferire alle famiglie per
favorire l’accesso a percorsi privati, ridurre
 la scuola pubblica alla stessa funzione
della tessera di povertà
, un
servizio residuale e compassionevole
riservato agli
svantaggiati.
Non siamo di fronte ad una forma di riformismo,

sia pur orientata a destra, animata
da buon senso e pragmatismo e aperta a so
luzioni condivise. La manovra Tremonti è
massimalista, ideologica e autoritaria
, come
è messo in luce dalle sue caratteristiche
principali: il metodo (prima stabilisce unilateralmente
i tagli e poi ad essi saranno
finalizzati i cambiamenti
), l’entità (sottrae

in tre anni oltre cinque miliardi di euro
all’istruzione pubblica la cui spesa è già in
feriore alla media Ocse
), l’obiettivo (non
riallocare le risorse per spendere meglio
e innalzare la qualità ma impoverire il sistema
pubblico
).
Anche l’impegno a destinare nel 2010 il 30%
dei risparmi derivanti dai tagli per le
carriere professionali degli insegnanti
, unico

zuccherino nel mare dei veleni, in realtà è
una finzione perché, con l’inflazione programmata
fissata da Tremonti per i contratti
all’1,7-1,5 e un’ inflazione attesa di oltre 
il doppio (oggi è al 3,6), gli stipendi degli insegnanti,
già da fame secondo Gelmini, fra due anni saranno sotto la soglia di
sopravvivenza
. Se le cose andranno così,
non è difficile prevedere la fine di quelle
risorse accantonate a suon di tagli: saranno
prese d’assalto come i forni ai tempi della

peste manzoniana per cercare di recuperare
il potere di acquisto.

Altro che carriere professionali e incentivi al merito!



di Fabrizio Da Crema






permalink | inviato da sos.università il 14/9/2008 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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